Il Brutium patrocinia il convegno: Italia e Albania, due storie vicine. Il ricordo di Terenzio Tocci

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L’Associazione Brutium patrocinia il convegno che si terrà in Campidoglio il 28 Gennaio 2015 ore 15.00, per ricordare la grande figura dell’eroe calabrese albanese Terenzio Tocci alla cui memoria, alcuni anni fa, l’avv. Gesualdi consegnò a Palazzo Pignatelli una targa alla figlia.

Terenzio Tocci nacque a San Cosmo Albanese, Cosenza nel 1880. Di osservanza mazziniana e acceso filoalbanese, emerse nei primi anni del Novecento come agitatore e propagandista del repubblicanesimo radicale italiano e della rinascita italo-albanese. Il quadro delle sue riflessioni repubblicane si ricava dai volumetti Repubblicani e socialisti (1901), Risorgimento nazionale (1902), I ribelli d’Italia (1904), Cuore repubblicano (1906), Doveri verso la Patria (1906), Battaglie repubblicane (1907). Conseguita la laurea in Giurisprudenza a Urbino nel 1906 si stabilì a Roma, dove svolse propaganda politica nel partito mazziniano italiano dando alla luce ‹‹La Sentinella del Popolo››. Nello stesso periodo fondò i periodici ‹‹Gazzetta Abanese››, ‹‹Courrier des Balkans››, ‹‹Speranze dell’Albania›› (1904-08). Espulso dalla sezione romana del PMI nel 1908, partì per le Americhe per un giro di propaganda a favore della questione albanese e dell’irredentismo italiano. Tornato in Italia nel 1910, organizzò assieme a R. Garibaldi una spedizione per liberare l’Albania. Nel 1911 promosse con i capi della Mirdizia e della Malsia (Albania del Nord) un’insurrezione da cui conseguì un “governo provvisorio”, di brevissima durata a causa dei mancati aiuti italiani bloccati dal governo di Giolitti. Da lì sino all’indipendenza albanese (28 nov. 1912) venne strettamente sorvegliato dalla polizia italiana. Nel 1913 prese parte al Congresso di Trieste, fece ritorno in Albania, e a Scutari fondò il primo quotidiano politico albanese ‹‹Taraboshi››. In Albania promosse una campagna di stampa che lo fece entrare in contrasto con le autorità italiane, le quali nel 1914 favorirono la sua espulsione immediata dal territorio albanese. Rimase in confino coatto nel luogo natale sino ad agosto1920. Espatriato definitivamente nel dicembre 1920, esercitò nel paese delle Aquile la professione di avvocato e ricoprì alte cariche dello Stato: prefetto di Korcë (1921), console generale d’Albania in Egitto (1922), direttore dell’Ufficio stampa del Governo (1922), deputato al Parlamento albanese (1923), presidente della Corte di Cassazione penale (1925), segretario generale della Presidenza della Repubblica Albanese (1927). Nello stesso periodo riprese a stampare il ‹‹Taraboshi››, accettò la direzione del bisettimanale ‹‹Shtypi››, mentre nella pubblicistica fece uscire La questione finanziaria in Albania, E Drejta Ndeshkimore (Il diritto penale, 1926) e la Grammatica italiana senza maestro. Con il regno di Zog I (1928-39) T.entrò nella compagine governativa albanese come ministro dell’Economia nazionale (1936). Negli ultimi due anni del neoregno d’Albania pubblicò Il re degli Albanesi. Dopo l’occupazione italiana dell’Albania (7 apr. 1939) aderì alla “comunità imperiale di Roma” a favore dell’unione delle due Corone assumendo l’incarico di presidente del Consiglio superiore corporativo fascista (1940-42) e al disarmo delle forze militari italiane da parte della Wehrmacht (8 sett. 1943) si attivò per aiutare gli italiani trattenuti in territorio shqipëtaro. Rimase in Albania anche alla vigilia dell’ingresso dei partigiani shqipëtari a Tirana; nell’apr. 1945 fu condannato da un tribunale speciale alla fucilazione. Le sue spoglie non vennero mai rinvenute.

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